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Maternità: tra emozioni e difficoltà

L’articolo di Concetta Andaloro membro del Comitato DireDonne.

ROMA – La matenità è un argomento sempre attuale, spesso controverso ed ancora oggi misterioso. Creare, procreare, dare la vita, è affascinante. Da secoli, studiosi di ogni disciplina, hanno dedicato alla maternità, gran parte dei loro scritti, elevando la donna ad una dea capace di creare altri esseri umani. Inizia così l’articolo di Concetta Andaloro membro del Comitato DireDonne. Ancor oggi, leggendo i vari blog sull’argomento, noto paura nelle mamme, e quel senso di inadeguatezza che si prova quando, passato il momento della gravidanza ed il gioioso stress del parto, ci si ritrova sole a casa con il primo pargolo. Ecco- continua Andaloro- forse è questo il punto dolente: la solitudine. Un piccolino che cambia tutta la nostra vita, crea un terremoto emotivo nella mamma ed in questo momento, la solitudine è la peggiore compagnia. Non ci sono accuse in questa frase, ma solo la realtà che vivono la maggior parte della mamme. 

L’analisi parte- spiega ancora Concetta Andaloro nel suo contributo per DireDonne- da come è cambiata la struttura famigliare negli ultimi decenni. Lafamiglia allargata in cui le donne vivevano fino a trent’anni fa, consentiva un maggior accudimento sia della mamma che del neonato. Ora le persone si spostano, le coppie spesso vivono in città lontane dai genitori, ed il problema dell’eventuale aiuto si pone solo quando nasce un figlio. Come risolvere? Le famiglie decidono come possono, spesso la cerchia degli amici è la soluzione più a portata di mano. Le istituzioni, sul tema maternità- evidenzia l’articolo- sono ancora molto indecise. Per esempio, è stata approvata la legge sul congedo di paternità, ma non come era stata pensata. Pochi, pochissimi giorni che forse spariranno nel 2019, per aiutare la mamma a riprendersi ed a riorganizzare la vita e la famiglia. Un po’ come se il padre non fosse importante per mamma e bambino, come se la paternità non facesse parte della maternità. Questo è un punto di vista molto importante. Si parla sempre troppo poco dei padri, e questo congedo di paternità ne è lo specchio. Sembra quasi siano sottovalutati, come se ancora oggi sia il padre a dover uscire dalla famiglia per il lavoro e la madre deve accudire la prole. Uso il verbo “deve” perché da molte donne, la maternità viene vissuta come un senso di soffocamento, di prigionia fino al ritorno all’attività lavorativa. Perché? Procreare è un dono, non dovrebbero essere le leggi e le istituzioni a regolare questo flusso di vita nuova. Eppure è cosi’.  Le leggi ed i regolamenti dovrebbero, invece aiutare e tutelare la maternità e l’infanzia e far si che i servizi di supporto funzionino perfettamente, con orari adeguati a quelli lavorativi aiutando le madri a ritornare alla vita normale senza le corse ed i problemi che noi tutte conosciamo. E perché il senso di soffocamento? La moderna psicologia asserisce che la Donna dei nostri giorni è programmata più a produrre reddito che a procreare. Allora è per questo che nascono meno bambini? Penso che sia un insieme di fattori, molto personali, in cui la coppia ha padronanza della gestione della propria vita. 

Di maternità si parla anche nel caso della fecondazione assistita. Donne in cerca di una speranza in più per diventare madri. Quindi è veramente insito in noi il bisogno di procreare? Si, penso proprio di si. E’ triste constatare- continua l’autrice- come tante cliniche usino questo desiderio umano e giusto per promozioni che hanno dell’indecente. “Da noi bimbi sani e belli” recita la home di una clinica di Praga. L’ultimo aspetto riguardante la maternità è l’adozione. Cosi’ difficile in Italia adottare un bimbo, cosi’ facile all’estero. Eppure, anche da noi, i bambini soli sono veramente tanti. Una Donna che per potersi sentire madre deve recarsi in altri Paesi, subisce un po’ una maternità mancata. In fin dei conti, la maternità resta affascinante, coinvolgente, ma poi, il mondo esterno, con i suoi problemi e le sue carenze, mette la coppia di fronte a scelte difficili: avere o no un bambino? Il romanticismo si arena sugli scogli dei costi dell’asilo nido, delle babysitter, degli orari, e per la carriera orse è meglio aspettare, ed intanto- conclude Concetta Andaloro- il tempo passa.

Link di pubblicazione: http://www.dire.it/21-12-2018/275382-maternita-tra-emozioni-e-difficolta

Ringrazio la redazione di DireDonne per la pubblicazione

Concetta Andaloro per WordUpCommunication


Giornalista pubblicista, Digital Marketer. Scrivere è sempre stata una passione, diventata una professione. Da sempre la appassionata di Comunicazione nelle sue forme piu' ardite, ho lavorato in agenzie americane imparando quanto è importante rendere un prodotto o un'azienda indispensabili per il pubblico Specializzata in PMI, nel creare personaggi e vestire prodotti, penso che l'Imprenditore e le Imprese debbano raccontare chi sono e che cosa fanno. Devono rendersi interessanti...in modo non convenzionale. Come? seguici....Concetta

2 commenti

  • Daniela

    Daniela, il tuo apparato genitale è apposto, ma i figli si fanno in due, quindi è il caso di fare uno spermiogramma a tuo marito… così è iniziato il nostro inferno… il tutto in piena solitudine, si, perché se l’infertilita colpisce la donna, lei l’affronta con lo spirito combattivo che la distingue.. se il problema è maschile viene intaccata non solo la sfera procreativa, ma anche la sua virilità di uomo.. così, nel silenzio dell’anima si subiscono i bombardamenti ormonali, e nelle urla strazianti del silenzio si guarda il proprio fisico, scultoreo fino a poco tempo prima, trasformarsi, gonfiarsi.. ingrassare dovrebbe essere l’ultimo dei problemi e lo è, se si raggiungesse l’obiettivo tanto desiderato.. un figlio/a… quel miracolo è scoppiato dopo tante, troppe lacrime, liti, sacrifici e dolori fisici e psicologici… Non so quante volte ho accarezzato il basso ventre in quei 2 mesi… volevo trasmettergli parte della mia forza, della mia gioia di vivere… ma non ci sono riuscita… quell’esserino dentro di me è vissuto solo 2 mesi.. poi me lo hanno dovuto portare via, e una parte di me con esso… ci ho riprovato, icsi, imsi, intrauterina… il tutto per 5 volte, non volevo privare mio marito della gioia di guardare suo figlio/a e trasmettergli la sua dolcezza.. ma non ho potuto, non ci siamo riusciti. La mia pancia non crescerà mai col suo frutto d’amore dentro, il mio corpo non si trasformerà mai, quella che doveva essere una stanzetta con le mura colorate rimarra per sempre bianco sterile.. nessuno ci sveglierà di notte col suo lieve pianto, a noi tutto ciò è negato, a noi è destinato coccolare i figli di altri…
    Dopo 3 anni di tentativi, ho, abbiamo deciso di salvare il salvabile, il nostro rapporto che l’infertilita inevitabilmente aveva portato al limite…. quante lacrime versate in piena solitudine perché nessuno può capire il tuo dolore della mancanza di quel figlio. Quante lacrime versate in solitudine per la rabbia dell’inspiegabile non risposta alle cure. Quante lacrime versate in piena solitudine per non colpevolizzare un uomo che già si sente in colpa. Quella solitudine è stata la mia unica compagna per troppo tempo…. ma poi, la Fenice che è in me è rinata.. sono rinata con più slancio e forza.. grazie Concetta Andaloro.. hai espresso con parole veritiere un argomento delicato e profondo..

    • Wordup

      Ciao Daniela,
      ho letto il tuo commento, profondo, emozionante, sono io che ringrazio te per il contributo.
      Hai scritto una verità assoluta: salvare il rapporto che c’è! Troppe coppie vanno in crisi nella corsa alla maternità, la coppia
      nasce con l’unione e l’amore di un uomo ed una donna, questo non va mai dimenticato.
      Grazie, e ti invito a commentare anche altri articoli se li troverai interessanti.
      Un abbraccio sincero,
      Concetta